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F1/ Mercedes, Hamilton: "Il talento non basta. Non mi interessa il giudizio degli altri"

di Paolo Mutarelli
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Polarizzante e divisorio come pochi personaggi sportivi visti negli ultimi tempi. A Lewis Hamilton non importa vincere, stravincere e distruggere record. Interessa farlo a suo modo, guidando nella sua maniera e disponendo di tutta la libertà del mondo negli spazi tra le gare, concesse nel calendario. Ha risposto così a chi non riconosce il suo enorme talento alla guida: "Non mi interessa davvero. E non lo dico in senso negativo, ma solo che non lascio che ciò mi influenzi. Tutti hanno diritto alle proprie opinioni. Io so se sto facendo un lavoro buono o cattivo, so che prestazioni faccio e se ho più potenziale dentro di me. Ho presente il grande lavoro che faccio all’interno della squadra, so quando non sto andando così bene in un weekend di gara. E mi sto decisamente divertendo alla guida. È uno sport in cui è difficile per le persone avere la risposta corretta, perché ci sono solo 20 di noi che guidano queste macchine e nessuno di pubblico dominio, o anche voi giornalisti, può avere il privilegio di guidare una monoposto come facciamo noi. È un peccato. Anche io gioco a basket a volte e mi sento per un secondo come LeBron James o Steph Curry. A volte gioco a tennis con mio padre e sono terribile, ma a volte la metto appena oltre la rete o proprio nell’angolo,  è un grande servizio e per un secondo mi sento Federer. Non puoi prendere una macchina di F1 e fare un giro e dire ‘sì, mi sentivo come se l’avesse fatto Lewis’. Quindi è un po’ difficile relazionarsi e vedere le sfumature, le differenze e il margine su cui siamo." Un po' sfrontato, ma Hamilton coglie appieno l'essenza e le peculiarità di un pilota di Formula 1. Però, il talento non basta: "Si può fare la differenza con il talento. O almeno, alcuni possono. Se adatti la monoposto al tuo stile, puoi tirare fuori qualcosa in più. Per me il talento contiene l’intelligenza tattica. Poi se ne hai molto puoi decidere di lavorare poco o tanto. Senna e Schumacher avevano un grande etica del lavoro ed è il motivo per cui hanno conquistato tanto successo. Io punto a quel tipo di atteggiamento. n F1 ho scoperto che anche vincendo dovevo lavorare molto. La gente pensa non serva. Anche mio fratello mi dice ‘Sei fortunato con quel talento’. Ma non basta."

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