F1/ La carica di Sebastian Vettel: "Voglio dimostrarmi che ce la posso fare"
Se si pensa alla lista dei papabili favoriti al titolo 2020, difficilmente troverete Sebastian Vettel. Troppi problemi, troppa discontinuità. Una tenuta mentale decisamente fragile che lo fa rendere nettamente al di sotto delle sue potenzialità. Ma se esiste una cosa che gli sportivi sanno fare bene, è quella di stimolarsi attraverso le critiche. Per questo, Vettel punta a stupire tutti nella prossima stagione: "Sono qui per dimostrare di essere il migliore. Voglio dimostrarlo a me stesso, è la cosa più importante per me. Non si può dimostrarlo a tutti, ma per me non è una cosa rilevante. Se sono un buon pilota oppure no, ci saranno sempre delle persone a cui piaccio e altre a cui no. Non fraintendetemi: non voglio sembrare troppo egoista, ma è una cosa che faccio per me stesso. Mi diverto molto, adoro quello che faccio e sono molto ambizioso. Voglio conquistare qualcosa di importante con questa squadra. Questo è ciò che mi motiva, è il mio obiettivo. Devo dimostrare a me stesso che posso farcela. Non penso che le vittorie che ho ottenuto in passato mi garantiscano il successo anche in futuro. Non dico a me stesso ‘Ah, tu hai già vinto quattro mondiali, non devi vincere più’. Non penso che le vittorie che ho ottenuto in passato mi garantiscano il successo anche in futuro. Tuttavia, mi sento un privilegiato per aver vissuto quella situazione più di una volta, di aver dato prova a me stesso di poter essere il migliore, di battere i piloti migliori e di essere tra i più grandi. Non mi sveglio la mattina pensando di essere il migliore, ma di poter esserlo e di poter battere i migliori. Questo mi dà una grande gioia: sono motivato per fare questo, e voglio farlo con la Ferrari. Per me vincere con questo team significa anche qualcosa in più. So che ancora non ce l’ho fatta, ma continuo ad avere questo obiettivo. La storia è molto importante per me. Sono un tifoso anch’io, ma non di me stesso. So di essere un pilota, ma non voglio essere ricordato per questo. Non mi alzo la mattina e penso ‘Wow! Sono un pilota di F1!’. Se c’è un’eredità che voglio lasciarmi alle spalle, questa è solo per me stesso e non per cosa potrebbe significare per gli altri. Lo faccio per me stesso, per la squadra e le persone che mi circondano e che mi supportano direttamente. Non è realistico pensare di avere tutti dalla tua parte. È un privilegio viaggiare e incontrare persone provenienti da posti molto diversi e con diverse culture. Per questo so che alla fine noi siamo in una bolla qui. In fin dei conti, possiamo lasciare un’eredità con quello che facciamo? Probabilmente no, ma comunque voglio lasciare un’eredità per me stesso e questo significa molto per me".
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