F1/ Hamilton e il suo attivismo: "Vincere serve per cambiare le cose"
Nel segno di Muhammad Alì, Lewis Hamilton usa la piattaforma datagli dallo sport e dalla propria notorietà per portare avanti le proprie battaglie. In una lunga chiacchierata con i giornalisti, il pilota Mercedes rivela la sua filosofia di vita e il modo in cui fa intrecciare sport e attivisimo: "Sì, quando non sono in pista la Formula 1 diventa ormai un lavoro secondario. Quasi da dire agli altri: ‘Ehi, ma lo sai che oltre a questo guido abbastanza bene?’. In generale, sono perplesso da come vengano percepiti gli sportivi, come se dovessero fare sempre e solo una cosa. i chiedo invece a cosa servano le vittorie se non si può avere un impatto, se non si può contribuire a cambiare le cose in positivo. Sono contento che GQ mi abbia eletto Game Changer dell’anno, è proprio quello che intendo dire. Perché essere solo “Sportivo dell’anno” non è un cambiamento, invece ‘Game Changer‘ ti dà un riconoscimento anche in un altro spazio, in un altro campo. Ed è davvero speciale. Queste lotte mi hanno aiutato a spingermi a un livello che non sapevo che avrei raggiunto. Questa battaglia per qualcosa che è molto più grande di me e di ognuno di noi ha davvero dato a quest’anno un significato che non avrei mai potuto immaginare. Il 2020 è stato travolgente anche sotto questo aspetto, non solo in quelli negativi. Ed è stato un anno di grande crescita per me: fa strano dirlo, ma sono cresciuto più nel 2020 che negli ultimi dieci, perché ho avuto molto più tempo per concentrarmi su me stesso. E in più con queste lotte penso che diamo un messaggio positivo alle future generazioni: questo è il momento di essere più schietti e spingere per il cambiamento. Ritiro? Me ne andrò al top, ma penso che non l’ho ancora raggiunto. E poi ho una responsabilità nei confronti della comunità della F1 per quello che mi ha aiutato a creare e a spingere per il cambiamento. Se non continuo a spingere questo sport rimarrà sempre uguale, devo continuare a tenere la gente all’erta. Se non lo faccio io, chi?“.
