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F1 / Senna e Ratzenberger: il ricordo, insieme. Perché non esiste "l'altro" dinanzi alla morte...

di Mirko Borghesi
Fonte: Mirko Borghesi / Formula 1 - La Scuderia Nostalgica
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Il 30 aprile è alle spalle, il 1° maggio è davanti. Ha albeggiato da qualche ora, ma sul sentiero che porta alla mezzanotte ce n'è ancora di strada da fare. Dalle foto che circoleranno, da articoli come questo che invaderanno carta stampata e web, dai video che riflettono l'anima prima dell'abisso, del vuoto. 25 anni fa se n'andava Ayrton Senna. 25 anni fa e 1 giorno se n'andava Roland Ratzenberger. Dimenticarne uno è impossibile, dimenticarne due sarebbe un duplice errore. In primis perché il motorsport ha sempre difeso strenuamente il valore della vita dei cavalieri del rischio, tutti uguali dinanzi alla morte, che fosse un tre volte campione del mondo o un sognatore arrivato un po' tardi nel Circus. In secondo luogo perché questo ricordare solo Senna derubrica quel 1° maggio di tanti valori intrinsechi, fra cui l'umanità del pilota brasiliano, profondamente scosso a tal punto da puntare il traguardo con una bandiera austriaca nel cuore e materialmente in vettura. Una bandiera ammainatasi nel sangue, come quella del suo legittimo proprietario 24 ore prima. 

IL CUORE CHE BATTE - Batte forte, ancora, riguardando le imprese di Senna, gli scontri, quel suo essere personaggio un po' cannibale, capace di divorare e mal digerire compagni troppo "bravi" come altri campionissimi dopo di lui. Al tempo di Senna tutto ciò era però percepito in modo più umano. Ci si parlava in faccia, non davanti a uno schermo, mai davanti a social inesistenti. Non esistevano frecciatine nate da un post su Facebook o da stories su Instagram. Era un mondo sicuramente più vero, e lo sarebbe restato ancora per un decennio fino all'esplosione della comunicazione via web. 

MAGIC - Magic Senna era capace di imprese inenarrabili, traiettorie fantascientifiche su vetture più pericolose di quelle odierne. Sin da bambino, sui go kart, aveva dimostrato il talento e la passione di chi voleva arrivare ad essere il numero uno del mondo. Da quel Montecarlo 1984, quando sali alla ribalta, ne fece poi di strada. Mostruoso sul bagnato e non solo, Senna ingaggiò duelli leggendari con grandi campioni, elevando con loro il suo stesso mito. Perché, ci passino il raffronto, la lotta fra grandi aumenta il valore stesso dell'alloro. Forse per questo Senna fu amato dopo la morte, ed è amato dopo la morte, non solo per ciò che ha dato, ma per quello che avrebbe potuto ancora dare. Non solo alla Williams, ma alla Ferrari. All'epoca ci si immaginava di vederlo sulla Rossa come step conclusivo. Forse, continuando a correre, la storia di Schumacher, Hakkinen, Villeneuve e Hill fra i tanti sarebbe cambiata. Forse. O forse sarebbe andata nella stessa maniera e oggi saremmo qui a parlarne con lui, in un'intervista. Magari stringendo in questo venticinquennale una bandiera austriaca. 

ROLAND - In chiusura sorvoliamo dunque la magia che attornia la figura di Senna e planiamo dolcemente sulla curva Villeneuve, lì dove perì Ratzenberger. La Simtek, il marchio MTV, una storia di sport che ci racconta, prima del tragico epilogo a 315 km\h contro un muretto, con un alettone danneggiato, di un sogno realizzato. Ratzenberger era, per chi lo ricorda, un uomo buono. Parlava educatamente con tutti, spesso sottovoce. Lottava su una vettura modesta nella speranza di mantenere un posto conquistato a fatica, di non vederlo divorato da qualcuno "spinto" dagli sponsor. Gran parte delle sue foto in pista provengono dal Gp del Giappone dove si piazzo 11°. Lui che nella Super Formula Giapponese vinse alcune gare fra il 1991 e il 1992 vide lì l'unica bandiera a scacchi, in F1, della sua vita. A Imola i sogni si spezzeranno. L'hanno sempre chiamato "l'altro di Imola". Oggi era mio desiderio metterli assieme, con una foto speciale. Insieme, in un ricordo immortale.

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