F1/ Tilke, l'ingegnere della Formula 1: "Devo molto a Ecclestone e Schumi"

di Paolo Mutarelli

Un nome impresso nella storia della Formula Uno, nonostante non fosse un pilota, una scuderia o un ingegnere di pista. O meglio, un ingegnere lo è e anche di piste, ma non nel senso che conosciamo. Hermann Tilke è la mente dietro moltissimi circuiti presenti ora nel calendario della F1. Hockenheim, Red Bull Ring, Montmelò e addirittura Monza fanno parte dei cosiddetti tilkodromi. Durante un'interivsta a La Repubblica, l'ingegnere tedesco ha detto di dovere molta della sua fortuna ad altre due persone ben note nella storia della F1: "Dopo la laurea ad Aachen e il titolo europeo nella tourist car, trovai un lavoro come ingegnere, ma non mi lasciava abbastanza tempo. Mi licenziai e aprii il mio ufficio appunto nella cucina di casa. Dopo qualche progetto minore, come il ponte pedonale al Nürburgring in Germania, mi notò Ecclestone. La mia prima pista, il Red Bull Ring in Austria nel ’95. Poi altri 19 di F1 e quasi 80 in tutto, oltre a impianti sportivi, stadi di football, piste per altre categorie del motorsport, alberghi. Non abbiamo mai carta bianca sulla quale disegnare. Ma ci sono linee guida, c’è la terra di cui non siamo proprietari, la storia da rispettare, l’altitudine, ma anche la filosofia ‘feng shui’ a Shanghai. Poi le norme di sicurezza, che si sono evolute: Imola ce lo ha insegnato con Senna. Senza rinunciare allo spettacolo, con piste per superare. E poi i costi: gli investitori vogliono strutture multiuso. Le spese per un circuito di Formula 1 vanno da una base di 100 milioni al miliardo investito da Abu Dhabi, albergo compreso. Non posso dire quale sia la mia pista preferita. I circuiti non sono solo asfalto, ma tutte le persone con cui diventi amico mentre di fatto ci vivi a volte per cinque anni, fino a ottanta persone del mio studio coinvolte. Sochi è stato probabilmente il progetto più difficile: dovevamo inserirla nel parco dei Giochi Invernali 2014, non è stato agevole. Su Hanoi, speriamo di essere pronti per il prossimo anno, il tempo a disposizione è poco ma ci siamo abituati. È una sfida interessante, specie per la configurazione che ci impone di usare quasi il 70% di strade normalmente aperte al traffico e il resto completamente nuovo. Due rettilinei brevi, uno lunghissimo da 1,5 chilometri, un paio di curve molto veloci che non sono usuali nei circuiti cittadini. Devo molto a Michael Schumacher: gli facevo vedere i miei primi schizzi e lui contribuiva con suggerimenti a migliorare le mie idee, spendendoci molto del suo tempo. Anche adesso mi aiutano alcuni piloti, ma non con la stessa profondità che aveva lui".


F1 Web Tv
Altre notizie
PUBBLICITÀ
.