F1/ Scheckter e la Formula 1 di oggi: "Assomigliavo a Verstappen"

di Paolo Mutarelli

Velocità. Questa è la parola chiave di Jody Schectker, sudafricano campione del mondo con la Ferrari nel 1979, per gareggiare in Formula 1. Non solo in pista. Ma velocità di pensiero, di azione. Decisione, non paura. Rispetto, ma non timore. Scheckter, per anni, fu bollato come un pilota irruento, poco rispettoso per i compagni. Gli errori lo hanno fatto maturare, fino a diventare un pretendente al titolo mondiale, fino a diventare un campione del mondo. E la parabola del primo africano campione del mondo assomiglia tanto ad un pilota di oggi: "All’inizio della carriera forse assomigliavo a Max Verstappen, poi negli anni della maturità credo Hamilton. Come a me, anche a lui non piace frenare. Ora, preferisco Lewis Hamilton, perché è diverso dagli altri. Hamilton e Charles Leclerc sono i miei preferiti. La velocità per chi gareggia è tutto. Ma non è solo accelerazione, è velocità di pensiero, non solo di azione. La paura fa parte di ognuno di noi. Non ho paura quando corro in auto e affronto una curva frenando all’ultimo momento. Mentre non sono tranquillo quando volo. Non ho paura, ma non riesco a essere completamente tranquillo e rilassato. La tecnologia, che ha reso le auto più sicure e più semplice il lavoro dei piloti. Pensate al cambio. Oggi è al volante, un pulsante per accelerare, uno per scalare. Tecnoassistito. All’epoca il cambio era meccanico, a leva. Cambiare era faticoso e per di più ti costringeva a togliere una mano dal volante. E dovevi farlo continuamente, a ogni curva, a ogni rettilineo. Ora le mani non si staccano mai dal volante".


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