F1/ Ferrari News, Vettel: "A volte sbaglio perché ci tengo tanto"
Insieme a Lewis Hamilton, Sebastian Vettel è il pilota ad aver vinto più volte a Singapore, quattro. Ora è chiamato a riscattare le brutte prestazioni del Belgio e dell'Italia. Ha rilasciato una lunga intervista a Joe Saward di Autoweek, dove ha parlato dei suoi errori, del suo approccio con il kart e di Michael Schumacher: "Non ricordo il giorno preciso in cui mi sono appassionato. Probabilmente è stato davanti alla tv. Mio padre correva a livello amatoriale con una Golf Volkswagen in Germania, e abbiamo sempre viaggiato. Perciò sin da molto piccolo, il motorsport è stato qualcosa che ha sempre fatto parte della mia vita. Poi a 3-4 anni sono salito su un go kart. Ho provato e dev’essermi piaciuto. Ho avuto la fortuna di conoscerlo e da allora è stato il mio eroe. Così ho iniziato a seguire la Formula 1, verso metà anni ’90. Nel 1992 ricordo che mio padre mi ha portato alle pre qualifiche di Hockenheim, con biglietti molto economici. Pioveva a dirotto, non dimenticherò mai la pioggia, il suono, le vibrazioni. Sentivi il terreno vibrare e vedi questa cosa passarti davanti come un siluro, con una grande nuvola d’acqua dietro. Per questo sono fan dei vecchi tempi, in questo senso era uno spettacolo più ‘crudo. Sono piuttosto felice. Sono felice della mia vita. Le corse fanno parte della mia vita, ma se qualcuno dovesse chiedermi chi sono, risponderei ‘il marito di Hanna e il padre dei miei figli’. Io sono questo. Non è ciò che faccio che mi definisce. Per tante persone che mi guardano dall’esterno chiaramente è così. E sono giudicato per questo. In gara non sono sempre paziente. Ma è perché ci tieni così tanto, sei guidato da emozioni e passione. Quando si combatte in pista puoi lasciar spazio o meno. Quando lotti, lo fai per te stesso, questo significa essere competitivi. E non vuol dire essere uno str***o quando scendi dalla vettura. Se qualcuno fa un lavoro migliore, apprezzo che si scenda dalla macchina e si stringa la mano al rivale e gli si dica ‘ben fatto’. Provo sempre a farlo, anche se a volte mi piacerebbe correre via e nascondermi. Ciò che mi affascina è l’attuale livello di perfezione e quanto sia difficile fare la differenza. Ora è molto complesso perché ci sono così tante telecamere e dati che se hai una linea più veloce in una determinata curva, tutti possono replicarla in pochi minuti. Per alcune persone sono vecchio perché sono in F1 da molto tempo. Non mi classificherei però come vecchio, anche se noto la differenza rispetto a quando ero un ragazzo. Le macchine sono più sicure rispetto ad alcuni anni fa e questo è un aspetto grandioso, perché alcune storie del passato erano davvero terribili".